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JUNG E LA PSICOLOGIA ANALITICA

La grandezza di Jung e della sua psicologia consiste fondamentalmente nel suo proporsi non come verità dogmatica scientificamente rivelatasi, ma come invito alla reale esperienza psichica

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Articolo pubblicato sulla rivista La Nuova Alternativa ANNO V N.20/21

Nel cuore del sentiero (2 parte) 

 

…Castaneda andò a trovare Don Juan dopo l’uscita del suo primo libro che raccontava dei loro incontri. Don Juan prese il libro tra le mani, lo girò e rigirò un po’ di volte e poi disse : “Meglio che non lo tenga io… Sai cosa ne facciamo della carta in Messico!”. Egli tiene in minimo conto la conoscenza razionale “Capire è una cosa molto piccola, così piccola!”. Nell’universo degli stregoni yaqui “vedere” è conoscere; a differenza del “guardare” che è il modo ordinario con cui percepiamo le cose, le cataloghiamo e le organizziamo in concetti, “vedere” potremmo definirlo nel nostro linguaggio come percepire l’essenza delle cose. Somiglia un po’ a quel che noi intendiamo con intuizione o “ sesto senso”, ma in più comprende la percezione di una forma. Ad esempio, quando si “vede” un uomo, secondo don Juan lo si percepisce come un “uovo luminoso”, un groviglio di filamenti luminosi di forma ovoidale, la cui maggiore o minore luminosità indica il suo stato di salute fisica e mentale….La domanda è: questa è la forma “reale” dell’uomo ? No di certo; questa è un’altra delle infinite descrizioni , di certo è un modo “non-ordinario” di percepire tra gli innumerevoli modi di percepire “non-ordinari”. Per la teosofia, ad esempio, un modo non-ordinario di percepire un uomo è vedere i colori della sua aura; anche essi denunciano i nostri stati fisici e psichici.

…se tutte le “visioni” sono solo “descrizioni”, il traguardo dell’Uomo di conoscenza è “capire che nulla conta” e coltivare il giusto atteggiamento interiore chiamato nella tradizione indiana “follia controllata”: si tratta di compiere le proprie azioni fino in fondo, ogni azione come se fosse l’ultima battaglia sulla terra, sapendo nel profondo che ogni atto è inutile. “Follia controllata è sapere che i propri atti sono inutili e procedere come se non lo fossero…è considerare questa vita come una follia senza fine e partecipare ad essa come se si credesse nella sua realtà”….

…Il rischio è il “vuoto esistenziale” ? “Non c’è vuoto nella vita di un uomo di conoscenza…tutto è pieno fino all’orlo e tutto è uguale…si va alla conoscenza come si va alla guerra, con paura, rispetto, sapendo che si va alla guerra e con assoluta fiducia in se stessi….Per me non c’è vittoria, né sconfitta, né vuoto. Semplicemente, la mia battaglia merita di essere combattuta…”

….Che le cose siano uguali non significa che ciascuno non debba seguire le sue naturali inclinazioni, le sue preferenze, facendo attenzione però a non affermare che siano migliori di altre. La conoscenza è abolizione di qualunque gerarchia, è “andare e andare lungo sentieri che hanno un cuore…”. I sentieri “che hanno un cuore” si trovano di solito ai margini delle strade, vanno lungo precipizi, su pendii molto scoscesi e a volte si perdono nella boscaglia…Un sentiero ha un cuore quando si prova una grande pace e un grande piacere nell’attraversarlo in tutta la sua larghezza…

….” E che cos’è il mondo?”   “un mistero senza fine, e altra cosa rispetto a ciò che la gente fa…dobbiamo imparare a trattare il mondo come un mistero senza fine, e ciò che la gente fa come una follia senza fine …”… Solo l’idea della morte rende l’uomo sufficientemente distaccato… silenziosamente avido di vita e lucidamente consapevole della sua morte , capace di usare questa consapevolezza per compiere le scelte adeguate.   “…l’idea della morte è l’unica cosa che tempra lo spirito …e rende equilibrati e compatti quando le cose della vita diventano poco chiare.” Tutte le piccole e grandi azioni del quotidiano diventano occasioni per temprare lo spirito in attesa dell’ultima battaglia sulla terra…