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JUNG E LA PSICOLOGIA ANALITICA

La grandezza di Jung e della sua psicologia consiste fondamentalmente nel suo proporsi non come verità dogmatica scientificamente rivelatasi, ma come invito alla reale esperienza psichica

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Articolo pubblicato sulla rivista La Nuova Alternativa ANNO III N.11

Parlando di droga (1 parte) 

 

…l’ambiguità di fondo nel modo di considerare il “ drogato”, che riguarda familiari, amici, operatori e l’intera società è :”ma si tratta di un delinquente o di un malato ?”…perché è evidente che delinque, in quanto usa ed abusa e a volte vende una sostanza che la nostra società ha dichiarato illegale. Ma si fa del male, un aspetto questo che non è così palese in altre forme di delinquenza. E poi cerca un piacere, facendo del male a se stesso e agli altri…Consideriamo ad esempio l’eroina. E’ un analgesico sintetizzato dalla Bayer nel 1898 come “antidoto alla morfina”, chiamato eroina dal tedesco “heroish”, in italiano si potrebbe e tradurre “superfortina” perché più forte .La morfina, invece, era stata sintetizzata, sempre dalla Bayer nel 1803 e chiamata dai medici “God’s medicine” , “medicina di Dio” per la straordinaria capacità di lenire il dolore. Il suo difetto era però di creare assuefazione e dipendenza. (Blumir “Eroina” Feltrinelli ).Attualmente l’eroina è illegale, molto presente nel mercato delle mafie, e l’eroinomane è costretto a rubare e/o a spacciare per procurarsi la “roba” che non trova né in farmacia né negli ospedali e che deve comprare dagli spacciatori a prezzi anche molto alti .Perchè? Qual è la motivazione razionale, giacché eroina e morfina appartengono alla stessa famiglia degli oppiacei, perché una è una “droga”, ed è proibita e l’altra è un farmaco da somministrare ai malati “veri”?…e si torna alla domanda iniziale: il drogato è un malato? A ciò si aggiunge una considerazione psicologica davvero elementare e cioè che proibire rende ogni cosa più appetibile….A che tipo di bisogno risponde l’eroina ? Per la psicoanalisi si tratta di un bisogno orale di passività e dipendenza, di sazietà e soddisfazione totale, analoga a quella che prova il lattante dopo una poppata….Morelli individua nell’eroinomane una problematica diversa che lo distinguerebbe dagli altri “drogati” ( alcolisti, tabagismi ecc.):l’assunzione dell’eroina attraverso l’iniezione diventa un “cambiare sangue”, simbolo di mutamento molto arcaico…e si tratterebbe quindi non tanto di una regressione orale quanto di una regressione fetale, di una “nascita mancata”. Per guarire il soggetto deve vivere le sofferenze di una nuova nascita, e perciò l’uso del metadone durante le crisi di astinenza andrebbe ridotto al minimo e sostituito con la partecipazione empatica del terapeuta……L’allucinogeno, presente in molti riti religiosi come momento di comunione con il divino (per gli indiani d’America , ad es. il Peyote non solo mette in comunione con il dio, ma è il dio stesso ) è detto in psichiatria “psicotizzante” in quanto nullifica l’Io e le sue difese e proietta l’individuo in una situazione anomala e allucinata a cui mancano i “ supporti culturali “ per riuscire a darle un senso. “…di fronte ad una sedia che sembrava un Giudizio Universale o per essere più esatti, di fronte ad un Giudizio Universale che solo dopo molto tempo e con notevole fatica riconobbi come sedia, mi trovai all’improvviso sull’orlo del panico. Sentii d’un tratto che le cose andavano troppo oltre. Troppo oltre, anche se andavano verso una bellezza più intensa, un significato più profondo. Il timore, come lo analizzo in retrospettiva, era di essere sopraffatto, di disintegrarmi sotto la pressione di una realtà più grande di quanto una mente ordinaria potesse sopportare…” ( A,Huxley “Le porte della percezione” Mondadori ).

   “…la mescalina, il suo uscir subito fuori dai limiti. INFINIVERTIFICA, STRANQUILLIZZA . Ed è atroce. L’uomo minacciato da ogni parte di infinito fa di tutto per mettersi al riparo. Il Grande Turbine ad entrarci per caso ti frantuma….occorre presentarsi bene all’infinito…nelle esaltazioni ed aperture dovute alle droghe non ho mai incontrato lo slancio dell’odio. L’odio deve essere …più frammentario e provvisorio, più passeggero di quanto appaia. E’ la paura che aspetta al varco coloro che l’amore non ha soddisfatto…la mescalina demoliva le mie buone dighe, quelle che mi fanno essere “ME” e non un altro tra i miei possibili “IO”. Mi sono occorse settimane e settimane per ricostruirle. “ (H. Michaux   “Miserabile miracolo – la mescalina – l’infinito turbolento” Feltrinelli) ... La canapa indiana usata sottoforma di haschisch o marijuana, annoverata nei manuali di psichiatria tra gli allucinogeni, è ancora abbastanza diffusa, per lo più tra i giovani che la consumano in situazioni di gruppo e tra artisti e intellettuali, spesso ex-sessantottini alla ricerca di una dimensione mistica. Ecco cosa scrive Matza degli effetti della marijuana : “perché qualcosa diventi ordinario, deve essere dato per scontato. Le cose diventano ordinarie, ossia banali in quanto alienate dalla loro storia, dal loro significato, dal loro contesto,…e allora sono viste in superfice, nei termini un po’ pomposi della fenomenologia sono “messe in parentesi”, non ci si riflette più…Anche questo è una buona cosa altrimenti saremmo sempre stupiti e meravigliati , e non riusciremmo a cavarcela con le faccende del mondo quotidiano, come fa il bambino o il fumatore di haschisch….” (Matza   “Come si diventa devianti”   Il Mulino ). L’ordinario diventa straordinario ed è quindi vissuto nella sua pienezza. Scrive Baudelaire ne “Il poema dell’haschisch” : “…che la società e gli ignoranti , curiosi di conoscere godimenti eccezionali, sappiano dunque chiaramente che nell’haschisch non troveranno nulla di miracoloso, assolutamente nulla, tranne il naturale magnificato…..poi arrivano gli equivoci, le trasposizioni di idee…e la profondità della vita, irta dei suoi molteplici problemi, si rivela intera nello spettacolo che si ha sotto gli occhi, per naturale e usuale che sia….l’haschisch si distende su tutta la vita, la colora di maestà e ne illumina tutta la profondità…”