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JUNG E LA PSICOLOGIA ANALITICA

La grandezza di Jung e della sua psicologia consiste fondamentalmente nel suo proporsi non come verità dogmatica scientificamente rivelatasi, ma come invito alla reale esperienza psichica

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Articolo pubblicato sulla rivista La Nuova Alternativa ANNO III N.12

Parlando di droga (2 parte) 

...ciò che rende “ droga” una sostanza è l’uso e l’abuso che se ne fa; in psichiatria la bulimia è stata definita “tossicomania senza droga”, perché in questo caso la droga è il cibo. E lo stesso può dirsi,di televisione, gioco, lavoro, sesso ecc…..una questione piuttosto controversa è l’affermazione che certe sostanze “creano dipendenza”, mentre secondo alcuni una interpretazione più corretta dal punto di vista psicologico è che una personalità dipendente, se entra in contatto con certe sostanze non riesce più a farne a meno, si “appoggia” ad esse, perché fa parte della sua struttura della personalità cercare “appoggi” all’esterno,illudendosi di poter risolvere così i suoi problemi….e nel caso degli oppiacei, veri “anestetici esistenziali” ciò è molto evidente: i bisogni scompaiono, il bisogno diventa uno solo,bisogno del “buco” per non avere bisogni, in una spirale in escalation perché l’assuefazione rende necessaria l’assunzione di dosi sempre maggiori per ottenere gli effetti desiderati …Gli allucinogeni sollevano problemi diversi. Per la psichiatria sono detti “psicotizzanti”, nel senso che provocano nella persona che li assume deliri e allucinazioni, vere e proprie crisi psicotiche, il mondo psichico è proiettato e vissuto sottoforma di immagini. Ma si tratta solo di questo? Riporto qui il breve scritto di un giovane studente in medicina, interessato alle filosofie orientali e ad alcune discipline esoteriche, che ha raccontato alcune sue esperienze con l’LSD 25,l’acido lisergico, prodotto di sintesi scoperto nel 1938 in occasione dell’isolamento dei costituenti della segale cornuta :” …l’incontro con l’acido è l’incontro con l’occulto. E io naturalmente l’ho saputo dopo….man mano che l’acido saliva, le verità esoteriche, lette, sentite, meditate diventavano verità viventi e reali, erano anzi l’unica forma di realtà….le cose, trasfigurate mi apparivano nella loro relatività; potevano sfaldarsi e non-essere, sembravano energia tenuta insieme da un concetto che il mio stato alterato facilmente dimenticava….e non serviva a niente ripetermi che il mio stato era provocato artificialmente e si sarebbe esaurito in poche ore,tale riflessione non aveva per me nessun significato. In quello stato ogni attimo è l’eternità…..una cosa era evidente: la parola crea la realtà….passato l’effetto, per un po’ di giorni, partecipavo alle situazioni della vita con distacco, commozione e tenerezza, come un adulto quando è spettatore di piccoli drammi di bambini…poi, piano piano, qualcosa ha cominciato a chiudersi e le mie dighe sono sorte di nuovo ad arginare il mare di infinito…. L’esperienza con gli allucinogeni può diventare un potente e brutale mezzo di verifica purché chi ne fa uso riesca a dare un senso a ciò che gli capita…cadono tutte le tue maschere, la professionale, la sessuale, la cinica, la sprezzante, la dolce…solo occhi sbarrati di fronte al mistero. Puoi continuare ad esistere?”

L’assunzione di allucinogeni, addirittura consigliata agli psichiatri e agli psicoterapeuti da H.Michaux, è indubbiamente un modo per provare la forza del proprio Io e per accostarsi in maniera più diretta alla vastità e alla enormità dell’inconscio. Ma la sua pericolosità sta nel fatto che non rispetta una gradualità e i tempi individuali di maturazione, come fanno ad esempio le pratiche meditative e la stessa psicoanalisi. Il compito ,dopo, molto difficile è l’integrazione,e il rischio, molto forte, è la follia.